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ARPINO
Fra i tre centri impegnati in questo comprensorio Arpino è il più vasto, sia come estensione territoriale sia come numero di abitanti, sia come centro abitato, sia come strutture ricettive. Disteso a forma di arpa fra la collina dell’Acropoli ed il Monte del Castello, nonostante si trovi a soli 450 mt. di altitudine, offre splendidi panorami a perdita d’occhio sulla Valle del Liri, sui Monti Ernici e sull’Appennino Abruzzese. E’ un paese tranquillo, dove è piacevolissimo passeggiare, a qualsiasi ora, nell’intrico di vicoli e stradine, piazzette e gradinate, palazzi signorili e chiese, tutte importanti testimonianze di un illustre passato. Arpino è Il luogo ideale dove completare una giornata trascorsa a camminare fra prati e boschi, in ogni periodo dell’anno grazie al suo clima mite.

Un po’ di storia: se le sue origini sconfinano nella leggenda attribuendone la nascita al dio Saturno, i primi ad insediarvisi furono i Volsci (VII sec. a.C.). Nel IV sec. a.C. fu assoggettata dai Sanniti e non molto dopo dai Romani che nel 188 a.C. la elevarono a Municipium, ossia le assegnarono il diritto di voto e di presentare propri candidati alle cariche politiche, accrescendone così potere e territorio. Durante il consolato di Caio Mario, suo illustre figlio, il territorio di Arpino poteva essere quantificato in circa il triplo degli attuali 5.597 Ha. I dissapori politici tra Cicerone, altro illustrissimo figlio, e Silla non giovarono ad Arpino che iniziò da lì un lento declino, accentuatosi con l’età imperiale, nonostante il prestigio che Marco Vipsanio Agrippa, suo terzo grande figlio, riscuoteva presso l’imperatore Augusto. Nell’Alto Medioevo Arpino fu terra di conquiste: prima i Vandali (V sec.), poi i Longobardi (VI-VII sec.), poi i Franchi (IX sec.), quindi le devastazioni di Ungari e Saraceni (X sec.), fino ad una relativa tranquillità fra i secoli XI e XII sotto il dominio normanno. Nel XIII sec. anche gli Svevi mostrarono il pugno di ferro con Arpino con due drammatiche distruzioni (1229 e 1252), cui viene attribuita la scomparsa delle vestigia romane ancora presenti nella città e la fuga dei superstiti sulla rocca di Montenero. Con gli angioini Arpino conobbe una significativa ripresa (fortificazioni aggiunte alle mura Poligonali). Nel 1409 il re di Napoli, Ladislao D’Angiò-Durazzo, la elevò a Città Demaniale con propria giurisdizione, insediandovi anche una guarnigione nella rocca tuttora esistente sul Monte del Castello, denominato appunto Castello di Ladislao. Dalla fine del XV sec. appartenne ai Marchesi d’Avalos e nel 1583 fu acquistata dai duchi Boncompagni, entrando così a far parte del Ducato di Sora fino al 1796. Nel XVII e XVIII secolo Arpino divenne florida cittadina, con una forte economia basata sull’industria laniera rinomata in tutta Europa e di riflesso rifiorirono arti e cultura. Nel 1796 tornò a far parte del Regno di Napoli e nel 1814 Gioacchino Murat, Re di Napoli, vi istituì il Convitto Tulliano. In coincidenza con l’Unità d’Italia sopravviene la decadenza dell’industria laniera, trasferitasi a valle per le migliori condizioni logistico-energetiche offerte dal fiume Liri. Ne derivò un impoverimento che a sua volta originò una massiccia emigrazione verso il Nord Europa e le Americhe. Un’altra forte ondata di emigrazione si ebbe fra le due guerre, tal che oggi, dovunque nel mondo, troviamo un arpinate! Attualmente i circa 7000 abitanti sono impegnati nel terziario, nell’artigianato e nell’agricoltura, col turismo che stenta ad avviarsi nonostante forti potenzialità.

Monumenti: il posto più importante spetta alla cinta di Mura Poligonali (datazione controversa) che circonda sia il paese che l’Acropoli, con un circuito originario di oltre tre chilometri, di cui circa la metà ancora ben visibili. Nell’Acropoli le mura presentano una notevole porta ogivale, detta “Arco a sesto acuto”, unica nel suo genere; mentre, scendendo in paese, sul lato est, presentano una porta ad architrave, ‘bassa’ e rettangolare, detta “Grotta del lupo” (cfr. A5). A seguito di varie distruzioni, poco resta delle vestigia dell’antica Roma che tuttavia affiorano qui e là ad ogni scavo per lavori stradali (basolati viari, cloache, muri di abitazioni, marmi lavorati). Nell’Acropoli, denominata per l’appunto Civitavecchia, si trovano però i resti di un Castrum tardoromano con alta torre quadrangolare e ruderi di magazzini, nonché un pozzo a cisterna. Al medioevo appartengono invece i torrioni circolari sovrapposti alle mura poligonali. Degni di nota sono la Fontana dell’Aquila che raffigura in pietra lo stemma civico, la doppia porta medioevale (Porta Napoli), la Porta del Ponte con fontana e resti di torre esagonale e torrione, il Palazzo secentesco del famoso pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier D’Arpino, al di sotto del quale troviamo una porta-tunnel con resti di strada romana. Ma Arpino non finisce qui, perché tutto il centro storico presenta aspetti urbanistici di notevole attrazione: resti di mausoleo romano, porte medievali, superbi palazzi signorili databili dal XV al XVII secolo, chiese rimaneggiate tutte nel XVII secolo ma sorte su templi romani, conventi, palazzotti di campagna detti “casini”, vicoli e stradine che formano un’intrico labirintico ricco di portali e balconate in pietra. Insomma per scoprire interamente Arpino, approfondire la conoscenza delle sue vestigia, visitare i musei della Liuteria e della Lana, bisogna proprio soggiornarvi qualche giorno.
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