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CARTE INTERATTIVE > SENTIERO A1 - MONTE DEL CASTELLO
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| Località di partenza: |
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Arpino centro |
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| Località di arrivo: |
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Arpino centro |
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| Dislivello massimo: |
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160 metri |
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| Tempo di percorrenza: |
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1,5 ore |
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| Difficoltà: |
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F / var. D |
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| Tipologia: |
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Percorso non troppo agevole nel sottobosco, poi gradevole passeggiata.
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Si tratta di un itinerario breve che gira tutt’intorno alla base del Monte del Castello, toponimo che attinge alla presenza, sulla cima, del maniero fatto erigere da re Ladislao D’Angiò-Durazzo verso la fine del XIV secolo. Questa collina che raggiunge appena i 500 metri di quota, è denominata monte per il suo aspetto austero e roccioso, le cui pareti di nudo calcare, a tratti verticali, incutono, specie se guardate dal basso, un certo timore. Partiamo dunque dal centro del paese e scendiamo nel parcheggio di Via Volte e quindi al Fosso Rivieto, detto in questo tratto “La Cunnerella” perché, nei pressi del ponte che lo scavalca, si trova un incavo roccioso che richiama la forma di una culla. Il sentiero vero e proprio inizia nel piazzale antistante la Piscina Comunale, dove incrociamo S2, che percorreremo in senso inverso per un centinaio di metri. Lo lasciamo infatti per scendere a destra e raggiungere, con una serpentina, prima una sorgente e poi uno sterrato. Fin qui il sentiero passa attraverso un bosco che affaccia sull’orrido del torrente Rivieto e la vista sul Monte Castello risulta quindi frammentaria. Non appena però inizia un largo sterrato torniamo all’aperto, col Monte Castello che signoreggia sulla nostra testa proprio col fianco più roccioso, mostrando le fratture e le cavità denominate “Grotte Campell” (trascrizione “ad orecchio” ed etimologia sconosciuta). A tal proposito va detto che in più punti il Monte del Castello presenta delle ”grotte”, o meglio delle cavità (e non solo fessurazioni), la cui importanza sta nel fatto che sono state abitate in tempi assai remoti, come dimostrano, in alcune, le tracce di un nerofumo millenario. Dopo la discesa scivolosa lo sterrato scavalca il Fosso Rivieto e, un centinaio di metri più avanti, dinanzi ad una grossa quercia, proprio di fronte all'imbocco della galleria, svolta a destra, inerpicandosi dietro alcune case e raggiunge la chiesetta di San Sebastiano (XIII sec.), affrescata nel 1498 da Ambrogio da Ferentino; da lì scendendo sulla sinistra si possono raggiungere, scendendo a sinistra, sia i resti della Via Latina, sia la Stazione Ferroviaria. Il nostro sentiero invece riprende a salire sulla destra, sfilando prima dinanzi alla chiesetta della Madonna della Consolazione, edificata sopra uno spuntone roccioso, e poi davanti ad una spettrale cava di breccia abbandonata da decenni, oltrepassata la quale il sentiero coincide con un'antica scalea in acciottolato. La gradinata guadagna il paese con alcuni tornanti, che passano dinanzi ai resti di un monumento funerario romano, (cfr. incrocio A2) in dialetto “jocca ‘re ll’ova”, intitolato al dio Saturno, mitologico fondatore di Arpino. Poco prima di questa tomba A1 sale a destra dinanzi ai ruderi delle chiese campestri di S. Apollonia e della Madonna della Costa. Anche questa diagonale che raggiunge in paese la chiesa di S. Rocco, coincide con una strada romana, coi gradini intagliati nella roccia, purtroppo il più delle volte sommersi da erbe incolte e rovi. Circa a metà incrociamo un vergognoso rigagnolo-fogna, che risaliamo a sinistra, fino ad un campetto sportivo, dal quale rientreremo in centro paese attraverso un’altra delle tante porte medioevali d’accesso alla cittadina.
Variante Difficile: Il tempo di percorrenza va maggiorato, ma i panorami sono qui straordinari, solo che pendenze, roccia e roccia franosa, vegetazione alta e selvaggia, segnaletica a tratti poco visibile, a causa della vegetazione invasiva, rendono tale itinerario praticabile esclusivamente da escursionisti esperti, a meno che non si venga accompagnati. Dal centro del paese dirigiamoci alla Fontana dell’Aquila, raffigurante lo stemma del paese. Imboccata la salita a sinistra si costeggiano palazzi signorili del XVII e XVIII secolo, fra i quali spicca quello dei Marchesi Battiloro (1650) (la catena sull’ingresso principale indica il godimento del Diritto d’Asilo, concesso da re Carlo di Borbone nel 1744). Raggiunta la Piazza S. Maria di Civita, tutta acciottolata, si scende l’ampia scalea, quindi si segue per pochi metri il vicolo che risale a destra e all’angolo del palazzo si svolta a sinistra dove si vede la Portella, una delle antiche porte secondarie di accesso al paese. Il sentiero inizia da qui, tra cespugli di mirto, ginestre, fichi d’india e olivi inselvatichiti. Il panorama è vasto: si vedono Montenero e Santopadre ad Est, Sud-Est e la valle del Fiume Liri ad Ovest, dove lo sguardo spazia anche sui paesini turriti di Monte S. Giovanni Campano e Boville. L’intero periplo del Monte del Castello offre in primavera una straordinaria abbondanza di asparagi selvatici e, nella parte più alta, anche di amarissima rucola selvatica. Il sentiero inizia con una breve ma sdrucciolevole discesa, poi svolta a destra rimpianando e raggiunge due “grotte”. Qualche metro dopo il sentiero ci obbliga a superare uno spuntone roccioso per poi riprendere in leggera pendenza per raggiungere il bordo di un canalone. Da qui inizia un tratto particolarmente impegnativo e pericoloso poiché bisogna scendere una ripida diagonale, con precipizi a valle. A questo punto dell’escursione la vista spazia su uno spettacolo a 360°, fino alla dorsale dei monti Simbruini-Ernici-Cantari che, se innevati, lasciano a bocca aperta. Superata la linea dell’impluvio il sentiero torna sicuro nel suo entrare ed uscire dal limite alto di un querceto, sottostante proprio le pareti verticali delle “Grotte Campell” e di Pizzo Falcone, detto Rava del Corvo. Iniziamo quindi a scendere più decisamente, uscendo definitivamente dal bosco di fronte ad un prato con olivi. Dirigiamoci verso un capanno con cisterna presso la quale troviamo alcuni gradini in pietra, che ci fanno scendere a lato della chiesetta di S. Sebastiano dove ritroviamo l’originario A1.
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