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CARTE INTERATTIVE > SENTIERO A6 - LA GROTTE DELLE FATE
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| Località di partenza: |
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Arpino centro |
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| Località di arrivo: |
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Arpino centro |
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| Dislivello massimo: |
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290 metri |
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| Tempo di percorrenza: |
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3 ore |
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| Difficoltà: |
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F / M |
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| Tipologia: |
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Lunga salita a tratti ghiaiosa.
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Da Piazza Municipio portiamoci sul retro del campanile di San Michele Arcangelo e saliamo i tantissimi gradini ripidi di Via Greca, uscendo dall’abitato dove, superato uno scempio in cemento, ritroviamo altri gradini intagliati nella roccia. La Via Greca ha tale nome perché fu fatta realizzare da Cicerone, da schiavi greci, per poter raggiungere rapidamente dal centro la casa paterna sita nell’Acropoli. Percorriamola fino alla settecentesca Chiesetta di S. Girolamo, già edicola rupestre nel XIII secolo. Abbandoniamo quindi la via Greca, il cui ultimo tratto è stato cancellato dal tempo, e scendiamo fino al Palazzo Spaccamela, dove incroceremo una stradina in salita. Seguiamola. Dopo poco diventerà una scalea acciottolata che, con alcuni tornanti molto panoramici, conduce al centro dell’Acropoli. Dal primo tornante, dirigendosi a sinistra nei campi, si può raggiungere, sotto uno sperone roccioso, una piccola grotta, che fa parte di quei tanti “ripari” abitati in epoche assai remote di cui è pieno il territorio di Arpino (cfr. A1). Arrivati a Civitavecchia attraversiamo il piazzale sottostante la torre ed usciamo dalla porta medioevale. Appena termina il muretto della rampa d’accesso, imbocchiamo il sentiero che scende a destra che ci conduce all’icona detta La Madonnella, dove ritroviamo l’asfalto. Giriamo a sinistra e, dopo un centinaio di metri, risaliamo dietro il fontanile che riprende l'antica strada romana per Casalvieri, di cui, dopo la rampa iniziale, si rintracciano ancora alcuni gradini e basole. Inerpichiamoci quindi fino alla chiesetta dell’Addolorata, dove attraversato l’asfalto, voltiamo a destra per imboccare, pochi metri dopo, una stradina sterrata in discesa. Raggiungiamo un ponticello romano da dove l’antica strada, qui meglio visibile, risale per una cinquantina di metri fino alla Cappelletta de La Cona (cfr. A5). Dall’altra parte della strada imbocchiamo lo sterrato che sale a destra per attraversare un fitto castagneto prima di sbucare in un vasto rimpiano erboso a volte coltivato. Costeggiamolo, tenendolo a destra, e con un ampio semicerchio raggiungeremo ciò che resta della Grotta delle Fate, ovvero un fontanile con recinzione in muratura dotata di porta rettangolare in pietra (visibili solo quando vengono tagliati i rovi), che delimitava un cortile antistante l’ingresso di una grotta-sorgente, crollata nel 1986. Davanti alla grotta carsica passava una strada romana, di cui restano basole qui e là e due brevi tratti integri ma pressoché invisibili poiché anch’essi inghiottiti dalla vegetazione (cfr.A7). Stando ai manufatti votivi lì rinvenuti, l’insieme recinto-grotta, in epoca romana, fungeva da “santuario”, forse per una qualche proprietà guaritrice attribuita a quella sorgente particolarmente gelida e persistente tutto l’anno. E forse proprio i più antichi ritrovamenti di statuine votive da parte di pastori ed agricoltori perpetrò la ‘magia’ di quel luogo, che la fantasia popolare trasferì da chissà quali deità alle ‘fate’. Più coerente, risulta però, la derivazione da Faete (cfr. A7) Dalla Grotta delle Fate si può rientrare ad Arpino inserendosi nell’A7 che si incrocia proprio dinanzi alla grotta.
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