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CARTE INTERATTIVE > SENTIERO A7 - I FENOMENI CARSICI
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| Località di partenza: |
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Arpino centro |
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| Località di arrivo: |
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Arpino centro |
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| Dislivello massimo: |
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300 metri |
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| Tempo di percorrenza: |
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4 ore |
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| Difficoltà: |
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M / o^o |
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| Tipologia: |
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Sottobosco scivoloso e lunghe salite.
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Questo itinerario è particolarmente interessante poiché avvicina molto al mondo contadino di una volta, che contava particolarmente su sorgenti e legna. Si attraversa infatti il fitto castagneto della Selva della Croce, si costeggia il Fosso Canale, si incontrano un Pozzo della Neve e tre importanti sorgenti, prima di raggiungere l’altopiano delle Faete, territorio completamente carsico, da dove proviene appunto l’acqua di moltissime sorgenti. Questo itinerario passa anche dinanzi alla Grotta delle Fate (cfr. A6) e presso la Grotta Marcello, interessanti esempi di carsismo. Infine ricordiamo che la Selva della Croce ha questo nome poiché frutto di un lascito al vecchio Ospedale S. Croce di Arpino, mentre le Faete prendono il nome dai faggi (faggete) che le ricoprivano, oggi totalmente soppiantati da castagni. Dunque partiamo da Piazza Municipio, scendiamo per la via Aquila Romana (tratto sud del Decumanus Maximus, testimoniato da resti di strada romana) fino alla Porta del Ponte, l’antico Arcus Foroli. Senza superarla, saliamo l’erta gradinata sulla sua sinistra, antico Cammino di Ronda, che conduce prima ad un torrione medioevale e poi ad un giardino panoramico detto Padiglione. Da qui, lasciandoci alle spalle l’interessantissimo (purtroppo non visitabile) palazzo Polsinelli, raggiungiamo la Fontana Capo di Bove, perenne e freschissima, che alimenta un lavatoio medioevale nel sottostrada di fronte. Dopo esserci dissetati riprendiamo a salire. Attraversiamo Piazza S. Andrea (chiesa XII sec. e Collegiata Benedettina XIII sec.) e raggiungiamo una suggestiva doppia porta medioevale, denominata Porta Saturno o Porta Napoli. Continuiamo dritti fino alle case del quartiere Parata, che prende nome dalla Chiesetta, con portico, della Madonna del Riparo (XVI sec.). Più avanti Incontreremo un bel casale ottocentesco (Casino Sangermano) nei pressi di un Ponticello con Fontanile, forse d’epoca romana. Continuiamo ancora dritto fino a La Madonnella (cfr. A6). Il sentiero inizia proprio di fronte all’icona, dove troviamo un cancelletto per le pecore, che oltrepassiamo per scendere, con diagonale a sinistra, al Fosso Canale (che nel medio e basso corso prende il nome di Fosso Rivieto, da Rivus Vetus) che guaderemo nei pressi di un pozzo interrato. Risaliti sulla sponda opposta scavalchiamo una recinzione e seguiamo un canaletto di deflusso ai margini del bosco. Scavalchiamo una doppia recinzione e continuiamo a salire a margine del bosco. Raggiunto uno sterrato presso una grossa pietra, voltiamo decisamente a sinistra ed inoltriamoci nel bosco, dopo aver scavalcato l’ennesima recinzione. Dopo poco usciamo in una radura erbosa ricca di ginepri e rose canine; l’attraversiamo e rientriamo nel bosco salendo piacevolmente tra il fogliame dei fitti castagni. Qualche metro prima della curva di un largo sterrato di brecciolino il sentiero si biforca. A destra A8. Il nostro A7 invece prosegue a sinistra, in discesa, fino ad un ponticello, al di sotto del quale si trova una sorgente-fontanile molto frequentata in passato, La Cautella. Superato il ponticello imbocchiamo il sentiero che sale a destra e costeggia il Fosso Canale. Questo tratto, piacevolissimo in estate per la frescura, è assolutamente affascinante in inverno quando i salti d’acqua ghiacciano e la neve copre il sottobosco! Un centinaio di metri più in alto scendiamo nel torrente e, seguendo un tubo nero per l’acqua, percorriamo una ventina di metri quasi nel greto, fino a trovare il guado. La risalita è un po’ scomoda per via dei rovi che più si tagliano e più ricrescono! Il sentiero quasi rimpiana e si fa più ampio, anche se invaso dalla vegetazione. Non troppo distante dal guado, sulla sinistra, ci imbattiamo in un rudere, dalle forme di torre, in parte nascosto dall’edera: si tratta di un Pozzo per la Neve, ovvero un torrione vuoto dove veniva stivata e pressata la neve per poterla conservare e quindi utilizzare come refrigerante fino all’estate! Qui i pozzi per la neve sono tre, tutti in linea; da questo primo sul bordo del torrente al terzo sulla sommità della collina, di cui però resta solo la parte interrata. Il secondo è difficilmente rintracciabile poiché ridotto a del pietrame sconnesso ben coperto dal sottobosco. Continuiamo dritti, attraversiamo uno sterrato fangoso e raggiungiamo una sorgente-fontanile dalla struttura decisamente particolare; infatti non presenta una vasca esterna ma ne possiede una interna, piccola, cui si accede da una finestra in pietra. Inoltre l’interno presenta in alto tre “bocche” che emettono sibili durante il passaggio contemporaneo di aria e di acqua, cosa che le ha fatto attribuire la denominazione di Fontana Fischia. Due metri dopo la sorgente il sentiero si inerpica ripidissimo per una cinquantina di metri assai scivolosi, quindi rimpiana e, svoltato a sinistra, esce in un campo. Attraversiamolo tenendoci a bordo fosso ed immettiamoci in un comodo sterrato che rientra nella selva. Alla prima biforcazione svoltiamo a destra e saliamo inoltrandoci ancor più tra i castagni. Il sentiero si rimpicciolisce, rimpiana, guada un rivolo e poi si allarga nuovamente, rimanendo in piano per uscire infine in un prato con querce e raggiungere l’asfalto del Capo Croce, dove prenderemo lo sterrato in leggera discesa che rientra in un nuovo castagneto. Seguiamo il sentiero principale. Usciti dal bosco ci troviamo di fronte ad un ampio pianoro, tipico dell’altopiano delle Faete, dove infine siamo arrivati. Lo sterrato qui riprende l’antica strada romana, ridotta ad uno sconnesso tratturo, periodicamente impraticabile a causa della fitta vegetazione (nel qual caso scendiamo nel campo sottostante e tenendoci sul margine lo attraversiamo completamente), che termina dinanzi alla Grotta, delle Fate dove incrociamo A6. Imbocchiamo lo sterrato che sale a destra. Al primo tornante sia a sinistra che a destra si intravedono fra la vegetazione resti basolati di strada romana. La salita è ripida e scivolosa. Al secondo tornante lasciamo lo sterrato e svoltiamo decisamente a sinistra, in pratica scavalcando una sorta di divisorio tra lo sterrato ed un sentiero che scende in un vasto campo, che costeggeremo per poche decine di metri a sinistra per sbucare in un altro vasto rimpiano con un bell’albero quasi in centro. Costeggiamo gli arbusti tenendoci a destra e ci ritroveremo sopra una stradina erbosa che seguiremo fino a trovare l’asfalto nei pressi di Col Limitone. Qui svoltiamo a destra e dopo una cinquantina di metri scendiamo a sinistra per un nuovo sterrato sassoso. Dopo poco lo sterrato diventa sentiero che a sua volta confluisce in un nuovo sterrato. Prendiamo a destra. Finiremo dinanzi ad un grazioso rustico, oggi adibito a pagliaio. Svoltiamo a destra e seguiamo il bordo di un terrazzamento al termine del quale riprende lo sterrato. Alla prima biforcazione continuiamo a destra, in salita, e presto troveremo l’asfalto di Colle Lo Zoppo. Svoltiamo a sinistra e seguiamo la strada asfaltata per 300 metri, raggiungendo l’inizio di uno sterrato a destra dove incrociamo A9 che affianchiamo solo per una cinquantina di metri, perché alla prima biforcazione ci dirigeremo a destra. Entriamo così nel cuore delle Faete, solcate da un vero e proprio dedalo di stradine necessarie a raggiungere tutti i campi coltivabili tra un boschetto e l’altro, campi che non sono altro che doline carsiche ed inghiottitoi colmi di terra, infatti d’inverno molte di quelle sono sommerse dalle piogge. Seguiamo il tracciato principale fino ad una biforcazione con grossi massi. Lì nei pressi si trova un bell’esempio di inghiottitoio carsico dotato di più sifoni e cavità, vale a dire la Grotta Marcello (dal nome dell’arpinate che l’ha scoperta) molto interessante tal che dal 1988 ad oggi è allo studio di un gruppo di speleologi francesi. Attualmente l’imbocco è stato chiuso e mascherato sia per salvaguardarla sia per evitare incidenti, poiché molto profonda e di non facile accesso. Scendiamo a destra per la stradina dal fondo roccioso. Usciamo in un campo e lo attraversiamo lungo la parte bassa. Troviamo un secondo campo che tagliamo di netto per incrociare un nuovo sterrato. Giriamo a sinistra e dopo pochi metri a destra. Continuiamo su questo sterrato fino a raggiungere un incrocio a Ti. Lì prendiamo a destra, in salita, e raggiungiamo una grossa casa. Senza superarla svoltiamo a sinistra, passando a lato di una vecchia stalla, e seguiamo il sentiero che gira intorno ad una collinetta, passa in mezzo ad alcune querce e grossi castagni, attraversa un prato di felci e raggiunge una tipica stalla, costruita a secco con grossi blocchi di puddinga. Da lì scendiamo seguendo lo sterrato in terra rossa e guadagnamo l’asfalto. Giriamo a destra e, una ventina di metri dopo, rientriamo per un breve tratto fra i castagni e riuscendo all’aperto dinanzi ad un rustico con aia e tavolo in pietra, immersi in un bel paesaggio carsico. Seguiamo lo sterrato che ci conduce presso alcune case, che attraversiamo per raggiungere di nuovo l'asfalto. Giriamo a destra e una decina di metri più avanti scendiamo a sinistra. Il sentiero, che inizia tre metri prima di uno sterrato, ci riporta di nuovo alla Grotta delle Fate da dove possiamo rientrare anche utilizzando A6.
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