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CARTE INTERATTIVE > SENTIERO C9 - NEL GRETO DEL MELFA
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| Località di partenza: |
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Casalvieri |
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| Località di arrivo: |
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Casalvieri |
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| Dislivello massimo: |
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50 metri |
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| Tempo di percorrenza: |
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da 2 a 6 ore |
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| Difficoltà: |
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M / D |
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| Tipologia: |
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Ghiaie di vario genere, sabbie, rocce lisce, guadi fluviali, una risalita impegnativa.
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I percorsi nel letto del fiume non sono segnalati; sono però segnalati guadi e risalite. Si tratta di un itinerario articolato, nel senso che, come si evince dalla cartina, la sua estensione è strutturabile a piacere, a seconda della stagione, del tempo a disposizione, della condizione fisica. Infatti se la distanza fra i punti estremi, sia percorrendo l’asfalto del Tracciolino che il greto del fiume, è di circa 5 chilometri, sono presenti però risalite intermedie che permettono di ridurre l’estensione dell’itinerario. In complesso C9 non presenta salite faticose, a parte la risalita corta ma impegnativa proprio nel punto più lontano. Ciononostante non è affatto agevole procedere per i ghiaioni del fiume e salire e scendere da argini spesso rocciosi e più o meno difficoltosi a seconda del flusso idrico. Pertanto è bene valutare a fondo questa escursione, iniziando dall’informarsi sull’apertura e chiusura delle dighe a monte, che regolano, in autunno-inverno, appunto il flusso idrico del Melfa. La spettacolarità è assicurata sia procedendo nel greto del fiume (prospettiva del canyon dal basso), sia dal Tracciolino (panoramiche dall’alto). Dunque dalla piazza del Comune procediamo insieme a C8 per la stradina in sampietrini sul versante est. Attraversiamo l’asfalto e scendiamo per lo sterrato che, presso un traliccio in cemento, porta giù nei campi. A metà di questa discesa prendiamo lo sterrato più piccolo a destra che sbuca davanti ad un rustico isolato. Dirigiamoci dritti al fosso dove troviamo un guado. Una volta sull’altra sponda giriamo a sinistra e seguiamo la bella stradina nel sottobosco fino ad una biforcazione: proseguiamo diritto lasciando C8 che sale verso Vitello. Incrociamo un altro sterrato. Lì giriamo a sinistra e troviamo un ponte in cemento. NON attraversiamolo, ma imbocchiamo il sentiero a destra che, con una inversione a ferro di cavallo, si affianca ad un canale irriguo in cemento sollevato da terra. Il sentiero per un tratto resta distante dal fiume qualche decina di metri, poi gli diventa tangente per tutta un’ansa, permettendo di scendervi a piacere, quindi se ne allontana nuovamente. Raggiunti altri campi coltivati, ci separiamo dal canale irriguo e svoltiamo a sinistra, dirigendoci decisamente sulla riva del fiume, dove ritroviamo una pista erbosa a bordo fiume che conduce al guado ed alla prima risalita per il Tracciolino in località Plauto. Nel periodo giusto tutto questo primo tratto lo si può percorrere direttamente nel greto del fiume. Quindi dinanzi al guado di località Plauto abbiamo due possibilità per continuare lungo il Melfa. La prima, se il periodo lo consente, è quella di continuare nel greto del fiume; la seconda è attraversare il guado lungo una ventina di metri ed imboccare lo sterrato che costeggia il fiume sulla sponda sinistra. Si tratta di una pista erbosa che per un lungo tratto percorre alcuni campi e poi, diventando sentiero, si infila nel bosco, che attraversiamo solo per un breve tratto, per scendere definitivamente al fiume appena dopo la confluenza del Rio Inferno. Poche decine di metri più avanti troviamo, sulla sponda destra, un corto sterrato per risalire al Tracciolino, in prossimità proprio del ponte sul Fosso Inferno. E’ da qui che i canoisti raggiungono il fiume che ormai va stringendosi sempre più nelle gole vere e proprie. Perciò, come loro, da questo punto in poi, possiamo solo seguire il letto del fiume, del tutto selvaggio ed inquietante. Percorsi due meandri possiamo però ancora risalire al Tracciolino, imboccando lo sterrato che inizia sulla riva destra, lì dove su trova una condotta dell’acqua franata. Circa 700 mt. più avanti troviamo invece un grazioso sentiero che rapidamente ci fa risalire al Tracciolino. E’ facilmente rintracciabile per via di un grosso macigno piramidale al centro del fiume e purtroppo grazie anche ai soliti copertoni di camion lì abbandonati. Da questo punto il fiume scorre tra sponde sempre più anguste e rocciose, con pareti verticali, spesso celate da una fitta vegetazione pendula e quindi poco visibili dall’alto. Per l’ultima risalita mancano circa 2 km. veramente interessanti e suggestivi, che si concludono col passaggio roccioso delle Marmitte dei Giganti, oltrepassate le quali possiamo risalire, non senza fatica al “Casotto” del km. 12, da dove si gode un panorama “da cartolina” sul Melfa sottostante e si può giocare con una marcata Eco.
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