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SANTOPADRE
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E’ il più piccolo dei tre Comuni del comprensorio, ma molto caratteristico, graziosamente raccolto entro una cinta di mura medioevali. Il centro storico, tutto in pietra, è silenzioso, inciso da due strade principali e numerosi vicoletti che si raccordano spesso con passaggi a tunnel. Dai suoi 758 metri d’altitudine, Santopadre offre balconi panoramici fantastici, che spaziano dalla Valle di Comino ad Est alla piana di Roccasecca a sud, attraverso le Gole del Melfa e sui gruppi montuosi che le delimitano, ovvero il complesso di Monte Cairo sulla sponda sinistra e la ‘catena’ Togna-Monte Ricco- Montìntero sulla riva destra. Insomma dal Belvedere di Santopadre si può vedere dall’alto più di un terzo del territorio attraversato dai sentieri del comprensorio, senza contare i panorami offerti dalla Torre e dalla collina del Favone, che spaziano da nord a sud, mostrando anche i monti Ernici, Arpino, la Valle del Liri, Rocca D’Arce, la piana di Aquino, e tutto a perdita d’occhio. La sua posizione molto esposta fa sì che il clima sia sempre ben fresco e secco, quindi piacevole d’estate e rigido d’inverno, quando non sono rare brevi nevicate che trasformano Santopadre ed il suo territorio in un angolo di fiaba. Le nevicate non impediscono, magari con l’ausilio di un accompagnatore, passeggiate ancor più suggestive che in estate.
Un po’ di storia: i reperti archeologici, che di tanto in tanto affiorano nella campagna esposta a sud, ed alcune testimonianze scritte confermano che la terra florida ed il clima fresco tutto l’anno fecero di Santopadre, già in epoca romana, località di soggiorno. Decimo Giunio Giovenale e Pomponio Attico, il carissimo amico dell’arpinate Cicerone, soggiornavano in villa a Fòroli (diminutivo di Forum), il più antico nome di Santopadre; toponimo che richiama quello di Forglieta (Forum Laeta), lì a due passi; così come Arcus Fòroli si chiamava la porta della città di Arpino, appunto in direzione Santopadre. Gli abitanti delle vicine Arpino ed Aquino presero a rifugiarsi a Fòroli durante le invasioni barbariche, per la qual cosa nel IX secolo la sommità del colle fu dotata di mura e Torre d’avvistamento, così come per la vicinissima Montenero, divenendo un Castrum, da cui il nuovo nome Castrofòroli. I rifugiati provenienti da Aquino, apprezzandone particolarmente il clima curativo, vi edificarono un Sanatorio. La forte presenza aquinate è rimasta nel dialetto, negli abiti tradizionali e nei cognomi; è proprio l’origine del cognome Scappaticci, tutt’oggi presente nei paesi della piana di Aquino e diffusissimo in Santopadre, può essere ricondotta all’appellativo con cui venivano identificati coloro che fuggivano dalla pianura e si rifugiavano a Foroli. Il nome attuale, Santopadre, trae origine da San Folco, un inglese che, nel VII secolo, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, si fermò a Castrofòroli per assistere i malati di peste, con così grande dedizione che comminciò ad essere reputato un “santo padre”, tal che, morto in seguito a contagio, gli vennero attribuiti parecchi miracoli, per la qual cosa venne elevato Santo verso la metà del decimo secolo dal vescovo di Aquino. Intanto il paese, tappa obbligata per i traffici dalla piana di Aquino alla Valle di Comino, diventava possedimento dell’Abbazia di Montecassino (1022). Nel 1140 si chiamava ancora Castroforoli, che passa di mano in mano sia tra i feudatari locali che tra i tanti dominatori dell’area (stato pontificio, angioini, aragonesi). Nel XIV secolo le sue mura vengono rafforzate con torrioni. Nel 1583 fu venduto ai Duchi Boncompagni e nel 1796 fu inglobato nel Regno Borbonico fino all’Unità d’Italia. Da sempre paese agricolo, Santopadre continua in questa fiorente attività cercando di rinnovare col turismo la sua antica vocazione di stazione climatica.
Monumenti: della Fòroli località residenziale non restano molte vestigia, a parte una Cisterna in località Maioffe. Intorno alla cisterna sono stati individuati anche resti murari e di pavimentazione di una probabile dimora signorile. Anche la Fontana del Salcio (forse da Salice) più famosa come fontana delle Cannelle, lungo la circonvallazione sottostante l’abitato, recuperata a metà ottocento e ristrutturata negli anni novanta, presenta, seminterrata alle sue spalle, una notevole cisterna d’epoca romana che fa ipotizzare un Ninfeo. Sul punto più alto del paese troviamo la Torre datata VIII sec. e comunque antecedente alla cinta muraria medioevale munita di torrioni e porte. Il monumento più importante in assoluto di Santopadre è il suo territorio; boschivo, coltivato, arido, strabordante di panorami che invogliano ad essere attraversati a piedi.
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